
Distretto industriale
Sempre più frequentemente gli Enti Locali promuovono e coordinano politiche di mobilità sostenibile (come ad esempio lo sviluppo della mobilità elettrica) che investono anche il campo della logistica, spesso in affiancamento alla promozione delle energie alternative e rinnovabili. Alcuni progetti tendono ad un modello innovativo di governo locale degli spostamenti, ispirato a criteri di mobilità sostenibile, che punti al soddisfacimento della domanda di servizi supplementari di Trasporto Pubblico Locale (TPL), alla riduzione dell’uso di veicoli privati ed all’utilizzo di energia rinnovabile per la locomozione.
In generale, nell’ambito di tali progetti, si studiano ed implementano le classiche misure di mobility management, declinate con particolare ed esplicito riferimento al contesto specifico di lavoro. Ad esempio: il car pooling per gli spostamenti casa-lavoro (con mezzi privati o messi a disposizione degli utenti, secondo il modello di utilizzo del car sharing), i servizi di trasporto a chiamata con mezzi a basso impatto, le politiche per la gestione del traffico commerciale, ecc.
Queste problematiche riguardano anche piccoli Comuni (a partire dai 15-20.000 abitanti), spesso interessati dalle problematiche del traffico privato e commerciale in virtù di particolari collocazioni geografiche (es. se sono posti a pochi km dal capoluogo provinciale o dalla rete autostradale) o della propria vocazione produttiva. Un importante distretto industriale ha infatti un’influenza che va ben al di là dei confini comunali e provinciali.
Per quanto riguarda le attività produttive ed i distretti industriali (come ad esempio le APEA – Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate), diventa necessario realizzare appositi “sistemi di gestione della mobilità” di distretto. Si tratta di progetti ambiziosi ed impegnativi, ma che offrono enormi potenzialità in termini di miglioramento delle condizioni di mobilità degli operatori e degli addetti del distretto e, indirettamente, della qualità della vita di ogni cittadino del comune interessato.
Quali sono i fattori di successo e di criticità dei progetti di mobility management (gestione della mobilità)? E quanto è importante il ruolo delle Pubbliche Amministrazioni e la partecipazione di aziende e cittadini?
Sulla base dei riferimenti normativi, possiamo definire il mobility management come un approccio orientato alla gestione della domanda di mobilità, che sviluppa e implementa strategie volte ad assicurare la mobilità delle persone e il trasporto delle merci in modo efficiente, con riferimento a scopi sociali, ambientali e di risparmio energetico.
Il mobility management rientra all’interno delle attività delle Pubbliche Amministrazioni come aspetto centrale per affrontare e risolvere i problemi di mobilità urbana e locale, mentre costituisce un ambito di applicazione per alcune tipologie di aziende o di distretti produttivi finalizzato a migliorare gli spostamenti casa-lavoro dei dipendenti e a favorire modalità di trasporto complementari o alternative all’uso dell’auto privata. Le azioni proprie della gestione della mobilità non prevedono la realizzazione di nuove infrastrutture, ma si concentrano su iniziative di persuasione, incentivazione, concessione e restrizione.
Il mobility management si configura quindi come una attività che, per poter manifestare compiutamente le proprie potenzialità, necessita di una forte istituzionalizzazione e di un esteso riconoscimento da parte di tutti gli stakeholder. Infatti, dall’analisi di numerosi casi rilevati, si è visto che un ufficio di gestione della mobilità spesso agisce secondo logiche e schemi fortemente innovativi, e per lo più destrutturati. In tale contesto, l’ufficio si trova quindi a dover inventare e sperimentare attività e strategie in maniera quasi pioneristica (ed ha peraltro bisogno di ottenere risultati concreti e quasi immediati). Di conseguenza sono fondamentali il coinvolgimento ed il gradimento dei dipendenti alle iniziative proposte, oltre che un chiaro mandato aziendale e la messa a disposizione di risorse adeguate. Occorre peraltro considerare che le attività di mobility management hanno in molti casi alla base cambiamenti degli stili di vita e di abitudini consolidate, che presuppongono una forte legittimazione dell’ufficio e delle azioni che propone.
Il ruolo delle pubbliche amministrazioni è quindi fondamentale per il successo delle azioni di gestione della mobilità: nei casi in cui si sono concretizzate vere e proprie partnership tra pubbliche amministrazioni ed uffici di mobility management, i risultati e i benefici per i dipendenti e per la collettività non sono mancati.
Sul fronte aziendale, è indubbio che l’insieme delle attività di gestione della mobilità rappresentano dei servizi “esterni” all’attività dell’azienda, che vengono offerti ai dipendenti per migliorarne la qualità della vita. I dipendenti, in questo modo, lavorano con maggior soddisfazione e sono più fidelizzati all’azienda, perchè avvertono che l’azienda ha a cuore i loro problemi. Questo contesto crea, quindi, benefici reciproci per i dipendenti e per l’azienda. Nello stesso tempo, questi benefici si ripercuotono sull’ambiente esterno e alimentano positivamente il sistema territoriale locale in cui l’azienda opera.
Secondo questa prospettiva, possiamo dire che le azioni di mobility management aziendale agiscono anche sui processi di sviluppo locale, in quanto si pongono, se riconosciute e valorizzate dai soggetti locali, come valide risorse per lo sviluppo e la competitività territoriale.
Esistono diversi strumenti in uso ai mobility manager dei distretti (es. car pooling, uso di mezzi a basso impatto, ecc.), ma con riferimento ad ogni specifica situazione di un distretto industriale è possibile esplorare compiutamente servizi e tecniche particolari, che pur non rientrando a prima vista nelle misure di mobility management riescono in molti casi a facilitarne l’applicazione e l’accettazione da parte delle persone coinvolte (in quanto influiscono sulla loro catena di spostamenti quotidiani e quindi, in ultima analisi, sulla scelta del modo di muoversi).
Si può procedere, ad esempio, con la promozione all’interno dei forum e dei gruppi di discussione di una serie di iniziative legate alla realizzazione di servizi complementari alla persona. Si tratta di una tipologia di interventi che riguarda la messa a disposizione dei dipendenti di servizi erogati direttamente presso la sede aziendale (o in un punto specifico del distretto), o la realizzazione di convenzioni con attività fornitrici di servizi localizzate nelle immediate vicinanze del distretto. Lo scopo, da un lato, è quello di ridurre gli spostamenti degli addetti del distretto per motivi diversi da quelli casa-lavoro e, dall’altro, è quello di rendere i dipendenti meno vincolati nell’uso dell’auto privata anche per quel che riguarda gli spostamenti casa-lavoro. Infatti, in molti casi, tra le motivazioni che spingono i dipendenti ad usare l’auto privata per gli spostamenti casa-lavoro vi sono gli obblighi per rispondere alle necessità della vita privata.
È possibile quindi implementare diverse iniziative per aiutare i dipendenti a rispondere alle esigenze extralavorative. Ad esempio, possono essere valutate le seguenti misure: l’attivazione di un servizio di spesa on-line con consegna presso la sede di lavoro (o presso un centro di distribuzione interno al distretto); l’attivazione all’interno del distretto di sportelli bancari; l’attivazione di servizi centralizzati di posta, lavanderia e farmacia; l’allestimento di locali medici specialistici (es. dentista e oculista) oppure la somministrazione di visite mediche periodiche specialistiche e di vaccinazioni; la fornitura di servizi di acquisto di biglietti per svago e viaggi.
Questo campo di azioni si inserisce peraltro non solo in un percorso di miglioramento della mobilità, ma anche all’interno di un più generale discorso di potenziamento del livello di competitività delle aziende, che si gioca non solo sulla qualità del “prodotto” aziendale, ma anche sull’insieme dei servizi “no core” che vengono offerti ai dipendenti per migliorarne la qualità della vita. Tuttavia, se è vero che questi servizi sono accolti con estremo favore da parte dei dipendenti, è altrettanto vero che spesso le aziende incontrano difficoltà nella loro implementazione, soprattutto a causa della difficoltà di individuazione di spazi dedicati a tali attività e per l’individuazione dei fornitori adeguati.
Mettere in opera alcune tra le misure sopra elencate consente di raggiungere gli obiettivi di miglioramento della mobilità dei cittadini in modo concreto, effettivo e misurabile.
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Invitiamo gli Enti Locali (Comuni, Province) e i soggetti gestori dei distretti produttivi interessati all’implementazione della metodologia esposta a contattarci per informazioni ed approfondimenti in merito.
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